Eredità

Oggi leggevo un bellissimo scritto di un mio collega sul tema della riconoscenza e come un tuffo nel passato ho ripensato al giorno del mio colloquio in Arti… La mattina mia madre che mi dice di vestirmi più elegante ed io le risponde che penso non facciano caso a queste cose… Immaginando già uno ‘spessore’ che vada oltre le apparenze… Ricordo la tensione e il primo passo dentro un grande ufficio.. Capelli neri arruffati con una mano che di continuo scioglie riccioli e la dolcezza del sorriso. Ricordo la capacità di farmi sentire tranquilla e la sensazione, uscita dall’ufficio, di aver vissuto un bel momento a prescindere dall’esito del colloquio.
Nei miei 12 anni qui mi ritrovo a portarmi dentro volti e parole di persone che hanno piano piano toccato e  scalfito le mie impalcature e le mie insicurezze… Occhi dolci e profondi come ‘gemme’ di chi è stata in grado di accompagnarmi  quando sentivo di non fare bene… Mani tremanti di ragazzini che cercavano la stazione radio per trovare la colonna sonora giusta, in grado di accompagnare i nostri momenti insieme… Mani di genitori cariche di verdure da regalarmi come segno di gratitudine per il lavoro fatto… Amicizie nate e divenute nel tempo radici… E poi di nuovo quei capelli ricci e folti che hanno saputo accompagnarmi con tatto e dolcezza nel mio nuovo ruolo, sapendo stare sui miei errori e facendomi sentire tranquilla e in grado di affrontarli.

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